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ODIO LA PRIMAVERA

Questo periodo dell’anno è il più bello in assoluto. E, come nella canzone “Odio l’estate” di Bruno Martino, io posso dire che “odio la primavera”…

Ovviamente è un modo di dire. Ma tutto questo sbocciare, fiorire, risvegliarsi — odori, colori, promesse — dura il tempo di un soffio e poi svanisce. E il tempo che ci vuole per capire cosa sta succedendo è ormai già passato.

Per questo odio la primavera… perché dura troppo poco e illude in modo straziante.
Ma questa è la vita. E questa è la pasticceria: un momento effimero, la promessa di un attimo inafferrabile… ma senza il quale tutto sarebbe troppo insopportabile.

E quindi viva la primavera. Viva l’esplosione della vita. E viva la sua natura fugace, inafferrabile, effimera, senza la quale il mondo non avrebbe senso.

Poi c’è l’estate… ma vuoi mettere la primavera?

La pastiera, la colomba, la mimosa, le uova di cioccolato, le colazioni salate, i picnic, le temperature più perfette che si possano immaginare… nulla è paragonabile a questo periodo.
Cosa c’è di più bello della promessa?

Anche se dura poco, troppo poco, l’invito è di approfittarne. Forse l’unico modo per non soffrire del passaggio della primavera è viverla fino in fondo… senza rimandare e senza indugiare.

E per emozionare sempre di più, e sempre meglio, la ricerca delle materie prime è costante e senza sosta.
Per esempio, quest’anno la ricotta per la pastiera arriva da un piccolo produttore locale di Palermo, regno della ricotta di pecora.
Il profumo dei fiori d’arancio è stato studiato e selezionato tra i migliori produttori di essenze, come l’Antica Spezieria del Convento, per garantire un’esperienza autentica e indimenticabile; insieme all’essenza naturale di neroli, segreto carpito da esperti napoletani che mi hanno svelato il cuore della vera pastiera.

E poi non basterebbe un’enciclopedia per raccontare le infinite e continue influenze di cui mi nutro quotidianamente, per riuscire a leggere sempre con occhi nuovi ciò che facciamo ogni giorno.
È forse la parte più affascinante del nostro lavoro: quella che ci costringe a rivedere e rivalutare continuamente — ogni anno, ogni mese, ogni giorno — la nostra visione del cibo, dell’artigianato e della verità delle cose, che man mano si svela a noi.
Siamo felici e impazienti di proporvela, per condividerla. Perché che primavera sarebbe senza condivisione?

Buona primavera a tutte e a tutti.

Giuseppe Solfrizzi